Secondo uno studio condotto nel nord-ovest degli Stati Uniti, le persone con ipoacusia sono portate a contattare il proprio medico tre volte di più rispetto alle persone normoudenti.

Il risultato potrebbe sorprendere poco, ma è davvero eccezionale! Infatti se si escludono le visite direttamente connesse con la perdita dell’udito, le persone ipoudenti contattano comunque il medico il triplo di quelle normoudenti.

Lo studio è stato citato nel Journal of Aging and Health. I ricercatori hanno voluto esaminare gli effetti diretti della ipoacusia sul ricorso ai servizi sanitari e ospedalieri, escludendo le visite causate da malattie croniche, allergie, asma, ecc.
La percentuale di trattamenti ambulatoriali è risultato essere tre volte più elevato tra persone con un udito deteriorato rispetto agli altri gruppi di persone. Per esempio, lo studio ha mostrato una significativa correlazione tra la perdita dell’udito e la richiesta di attenzione da parte del medico per depressione.

I risultati sono basati su analisi statistiche delle cartelle cliniche di 1.436 scelti a caso di età maggiore a 65 anni. Per avere risultati più veritieri, i ricercatori hanno scelto i pazienti in modo da rendere il gruppo omogeneo dal punto di vista dell’educazione e della capacità di acquisto.

Il rapporto tra la perdita dell’udito e la diminuzione della qualità della vita e del funzionamento fisico e psicologico è stato in passato ben documentato. La novità di questo studio è che è stato tra i primi a determinare come la perdita dell’udito influisce sulla necessità di servizi sanitari.

Questo si riflette direttamente su un maggior numero di richieste di visite mediche e, indirettamente, su uno “spreco” di risorse per il paziente e il Sistema Sanitario Nazionale.

Fonte: Journal of Aging and Healt

Dott. Leonardo Tei

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Medico di medicina generale. Attualmente specializzando. Su Cisento.com curo gli approfondimenti medico-scientifici e sono sempre a disposizione per rispondere a domande o richieste in questo ambito.

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