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I malati di cancro che ricevono la radioterapia intorno alle strutture acustiche sono a rischio estremamente elevato di subire una perdita dell’udito. Nonostante questo, fino a qualche anno fa, le lesioni dell’orecchio indotte dalla radioterapia erano molto sottovalutate e sottoriportate.

Secondo una relazione scritta dai ricercatori dell’ Istituto Europeo di Oncologia, Dipartimento di Radioterapia e Oncologia di Milano, fino al 40 per cento dei pazienti sottoposti a radioterapia con irradiazione radicale e coinvolgimento delle strutture acustiche soffre di effetti collaterali acuti dell’orecchio medio e circa un terzo dei pazienti sviluppa sordità neurosensoriale tardiva (SNHL).

Queste reazioni possono avere carattere acuto o ritardato, possono interessare tutte le strutture dell’organo dell’udito, e possono provocare una perdita di udito conduttiva, neurosensoriale, o mista.

“La dose totale di radioterapia e il sito del tumore sembrano essere tra i fattori più importanti associati al rischio di ipoacusia,” ha scritto Jereczek-Fossa nel rapporto. “Proprio per questo, la massima riduzione della dose di radiazioni vicino alle strutture acustiche dovrebbe essere almeno tentata quando possibile.”

I ricercatori italiani sottolineano che le nuove tecniche di radioterapia (l’ irradiazione conformazionale a 3 dimensioni, la radioterapia ad intensità modulata, terapia protonica) consentono una migliore distribuzione della dose con una minore irradiazione agli organi non bersaglio.

Il trattamento della otite esterna acuta e tardiva dovuta a radioterapia comprende l’applicazione locale e l’uso sistemico di agenti anti-infiammatori, e su questo concordano molti studi e ricercatori. Mentre per il trattamento della otite media cronica da radiazioni e le patologie della tuba di Eustachio non troviamo lo stesso accordo. A volte queste ultime patologie possono essere gestite con la incisione della membrana del timpano o con una timpanostomia (con inserimento di grommet), mentre altri suggeriscono approcci più conservativi.

Per alleviare il deficit funzionale della perdita dell’udito sono stati suggeriti apparecchi acustici a conduzione ossea e, in effetti, possono risultare molto utili. Molte tecniche sono impiegate per i danni da post-irradiazione acuti o per la SNHL : terapia con corticosteroidi, farmaci reologici, ossigeno iperbarico o terapia carbogeno.
Gli autori sottolineano che non esiste nessuna terapia standard, che la terapia deve essere valutata caso per caso e che i dati pubblicati sulle varie modalità di trattamento sono controversi.

In alcuni casi con profonda perdita dell’udito o sordità bilaterale, gli impianti cocleari possono rivelarsi efficaci. Ma i ricercatori aggiungono, che una migliore prevenzione e gestione delle lesioni acustiche da radiazioni dipende da ulteriori progressi nelle tecniche di radioterapia e nel miglioramento della diagnostica e della terapia delle malattie acustiche.

Fonti: Cancer Treatment Reviews, 2003

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Dott. Leonardo Tei

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Medico di medicina generale. Attualmente specializzando. Su Cisento.com curo gli approfondimenti medico-scientifici e sono sempre a disposizione per rispondere a domande o richieste in questo ambito.

6 Commenti

Paolo17 luglio 2015 alle 15:08

Egr. Dott. Tei
Mi congratulo per il suo interessante articolo.
Nel 1999 ho subito un intervento di parotidectomia per un carcinoma, cui è seguita una disastrosa radioterapia, i cui esiti negativi sono stati attribuiti ad una mia presunta ipersensibilità alle radiazioni (?). Tra questi si è verificato un progressivo decadimento della sensibilità uditiva dell’ orecchio attiguo alla zona irradiata (in particolare nei toni acuti). I responsabili negano che esista un nesso di causalità tra la radioterapia e questa menomazione.
Le sarei immensamente grato se potesse indicarmi una via per far valere le mie ragioni.
Sono disponibile per chiarire qualunque dettaglio e La ringrazio per quanto ha già fatto per me con questo meraviglioso articolo.
Paolo

    Leonardo Tei20 luglio 2015 alle 10:21

    Salve, la ringrazio per l’interesse e per i complimenti. La situazione è sicuramente delicata. Le radiazioni danneggiano i tessuti e sono accompagnate statisticamente ad effetti collaterali. Non, quindi, errori dei curanti, ma rischi che in una determinata percentuale diventano reali. Il paziente DEVE essere ampiamente messo a conoscenza degli stessi e decidere o meno se sottoporsi al trattamento. Purtroppo non so se nel 1999 si conoscevano già gli effetti delle radiazioni sulle cellule ciliate. Se si, i dottori a cui Lei si è affidato dovevano metterLa a conoscenza dei rischi. Magari conserva ancora il consenso informato? Se questi rischi non erano ancora conosciuti, la situazione è diversa e più complessa e riguarda aspetti prettamente legali. Purtroppo non so dirLe di più.
    Sempre a disposizione
    L.T.

Angela20 novembre 2015 alle 10:21

Salve dottore,
mio marito deve sottoporsi a radioterapia per un carcinoma del rinofaringe.
Gli hanno detto ieri che sicuramente perderà l’udito… Ma io non voglio rassegnarmi!
Potrebbe indicarmi dei centri particolarmente sensibili alla prevenzione della sordità?
Grazie

    Leonardo Tei24 novembre 2015 alle 19:21

    Mi dispiace molto per la difficile situazione in cui si trova.
    Non posso purtroppo indicarle nessun centro specifico. Mi affiderei al parere di chi ha seguito il suo caso fino ad ora.
    Cordiali salut

Tiziano9 febbraio 2016 alle 21:51

Egr.Dott. dopo intervento per tumore al quarto ventricolo ( bimba di 7 anni) e successivi cicli di chemioterapia e radioterapia, le hanno detto che avrà bisogno di apparecchio acustico.E’ normale o esiste qualche altra cura per ripristinare l’udito ? Grazie e cordiali saluti.

    Leonardo Tei12 febbraio 2016 alle 11:04

    Ripristinare l´udito con un farmaco o una cura non é ancora possibile. La soluzione migliore rimangono gli apparecchi acustici. Sono in sperimentazione altri metodi, come per esempio la terapia genica. I risultati saranno pubblicati forse a fine anno.

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