In Ottobre 2014 è uscito un interessante articolo, “A scientific cognitive-behavioral model of tinnitus: novel conceptualizations of tinnitus distress”,  che riformula gli aspetti comportamentali e psicologici connessi al tinnito, proponendo una riabilitazione del pensiero e del modo di agire del paziente (Terapia cognitivo-comportamentale). Qui il link all’ abstract.

Il tinnito, o acufene, è definito come la percezione del suono in assenza di stimoli uditivi. E’ molto frequente, ma il reale numero di persone che vive questo problema con ansia e depressione è molto minore.  Meno della metà delle persone affette imputano al tinnito un qualche effetto nelle loro vite, e solo un decimo descrivono lo acufene come responsabile di effetti negativi maggiori e stress, tra cui:

  • ansia
  • depressione
  • insonnia
  • percezione uditiva distorta
  • problemi di concentrazione

Una delle maggiori sfide della ricerca sul tinnito e della pratica medica è il capire perchè in alcune persone lo acufene è un grave problema, mentre in altre no.

Le caratteristiche dello acufene stesso (come per esempio il volume) non sembrano correlare con il livello personale di stress nel paziente. Secondo gli autori sono molto più importanti i fattori psicologici ad esso correlati.  Questo modello cognitivo connesso allo acufene basa le sue osservazioni sul fatto che lo acufene provoca problemi e stress solo quando il paziente costruisce intorno a questo disagio pensieri negativi.

Il modello asserisce che, qualunque sia la causa dello acufene, vari processi psicologici contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento di una situazione di stress e che il tutto parte da pensieri negativi connessi al tinnito, come la convinzione di possedere una seria malattia fisica. Da questi, poi, si origina un circolo vizioso di atteggiamenti depressi, distorta percezione della propria salute e di auto-invalidazione. (Fig. 1)

Alla base di questo circolo ci sarebbe una predisposizione al pessimismo già presente negli individui o che scaturisce dal tinnito stesso.

Da questo punto si dipartirebbero alterazioni che portano ad alterate dosi di ormoni e di tono muscolare (aumentata attivazione del Sistema Nervoso Simpatico), causa di una anormale reazione allo stress. E’ stato notato che una grande percentuale di pazienti con queste caratteristiche svilupperebbe problemi psichiatrici come ansia e depressione. Contro queste complicazioni sono state proposti esercizi di rilassamento fisico e psicologico e visite psichiatriche specialistiche.

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Fig. 1

Viene riportato, inoltre, che le persone “stressate” dallo acufene rivolgono molta attenzione ai possibili cambiamenti dello acufene stesso e al suo “ascolto” (Attenzione e monitoraggio). Questo porta a chiudere il cerchio perchè aumenta la frequenza di pensieri negativi e dei problemi psichiatrici ad esso connessi. Molti sono i prodotti in commerci che aiuterebbero a “distrarre” l’attenzione dal tinnito. Ci ritorneremo.

Coloro che pongono molta attenzione e monitoraggio al proprio acufene avrebbero, poi, anche una alterata e distorta percezione dello stesso. In particolare avrebbero una “esagerata sensazione sia per quanto riguarda il timbro che il volume dello acufene”. E naturalmente questo va ad aumentare i pensieri negativi legati allo stesso.

Fanno parte del modello anche le considerazioni sulla personalità delle persone che soffrono lo stress da acufene, che spesso sono propense al pessimismo oppure già affette da problemi come ansia o depressione.

Molte di queste persone sono inconsciamente e consciamente propense ad adottare particolari comportamenti (Safety Behavior) per paura delle conseguenze legate ad un particolare evento. Questo si tradurrebbe, nelle persone con acufene grave, in comportamenti come l’evitare il silenzio, frequentare posti affollati e rumorosi, mantenere la distrazione fino all’eccesso come fare uso di droghe o di alcool.

Alla fine dell’ articolo viene proposto in modo non molto approfondito il fine della Terapia cognitivo-comportamentale. In particolare:

  • correzione degli automatismi negativi (pensieri negativi)
  • riduzione dello stress, riducendo l’ attivazione del Sistema nervoso simpatico
  • riduzione dell’attenzione e del monitoraggio
  • correzione della distorta percezione
  • correzione dei Safety Behaviors
  • correzione della personalità

Osservazioni:

Questo articolo ha un punto di vista incentrato quasi esclusivamente sulla psicologia connessa allo acufene. Sicuramente c’è una certa componente psico-somatica nella malattia, ma non è certo la sola. La psicoterapia può giovare in alcuni casi, ma certamente non in tutti. Vedremo se, nel futuro, questo modello di terapia riuscirà ad affermarsi oppure rimanere un mero esercizio scientifico.

Dott. Leonardo Tei

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Medico di medicina generale. Attualmente specializzando. Su Cisento.com curo gli approfondimenti medico-scientifici e sono sempre a disposizione per rispondere a domande o richieste in questo ambito.

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