barriere

L’udito è l’organo di senso più importante di cui l’essere umano disponga; infatti è l’unico senso sempre vigile, anche quando dormiamo.

L’ipoacusia può creare situazioni di malessere che a loro volta causano difficoltà nei rapporti interpersonali, ma prima di diventare portatore di un apparecchio acustico una persona deve superare molte barriere psicologiche.
Sicuramente le esigenze delle singole persone sono cambiate rispetto a qualche decennio fa, perchè si sono modificati gli stili di vita e gli atteggiamenti nei confronti della perdita uditiva, tanto più che oggi sono molti i fattori che ci stimolano e ci spingono al miglioramento della nostra realtà quotidiana…

FAMIGLIA

Uno tra i più importanti motivi che spinge l’audioleso a pensare alla possibilità di una soluzione per il suo deficit è dato dall’esigenza di vivere nel proprio nucleo familiare in modo da poter comunicare senza nessuna difficoltà e disagio. Solo quando la sordità inizia ad interferire negativamente nella comunicazione con i familiari si comincia a darle un valore disabilitante e quindi viene accettata la propria situazione ( la protesizzazione ) poichè il bisogno di comunicare vince sulle difficoltà che si incontra nel modificare le proprie abitudini.

LA MOTIVAZIONE REALE però DEVE NASCERE DIRETTAMENTE DALL’IPOACUSICO in quanto, come l’esperienza clinica insegna, le protesizzazioni imposte dai familiari/amici si risolvono quasi sempre con la dimenticanza quotidiana dell’ apparecchio acustico nel cosiddetto „cassetto“.

ASPETTI DELLA VITA SOCIALE

Nei contesti quotidiani le persone sono di continuo a contatto con altri individui con cui instaurano rapporti interpersonali, perchè è la vita stessa che richide di essere vissuta in maniera operosa ed efficiente!

Decenni fa, dove non vi erano esigenze particolari, in cui si viveva una esistenza semplice fatta solo di casa e lavoro, non si avevano le stesse necessità di oggi e forse un problema come quello dell’abbassamento dell’udito non creava particolari problemi e di conseguenza non si sentiva il bisogno di trovare una soluzione che potesse risolvere tale disagio.

Oggi, invece, ciò non sarebbe possibile: il mondo in cui viviamo ci impone certi stili di vita, dobbiamo essere dinamici, attivi e non possiamo escluderci dalle relazioni sociali e per un ipoacusico cercare la soluzione in un ausilio protesico dovrebbe risultare la cosa più ovvia, ma purtroppo ancora oggi non è poi così facile.

CULTURA

Oggigiorno, molto più che in passato, c’è un efficiente servizio di informazione che permette di monitorare i vari aspetti della vita di ogni persona.

Per quanto riguarda l’udito, attualmente la prevenzione è diventata un’importante forma di aiuto, in quanto consente di intervenire su tale deficienza in modo tempestivo, dando il via ad un percorso terapeutico riabilitativo, che permette di avere risultati molto più positivi, grazie anche ad una conoscenza maggiore del problema.

Nonostante quanto detto sopra, ancora oggi è molto difficile convincersi del fatto che abbiamo un problema reale come l’ipoacusia e stentiamo a renderci conto di quanto sia importante trovare al più presto la giusta soluzione per una corretta riabilitazione.

Nella maggior parte dei casi gli ipoacusici si rassegnano al loro disturbo, sopportando tutti i disagi fisici, psicologici e sociali che questo tipo di deficit comporta.

Ed uno dei motivi per cui non si pensa ad un apparecchio acustico come ausilio in grado di risolvere i problemi dovuti ad una carenza di udito potrebbe essere l’atteggiamento dei normoudenti nei riguardi delle patologie uditive.

A volte si tende ad associare un deficit uditivo ad un deficit intellettivo: le difficoltà di comunicazione del soggetto ipoacusico sono spesso attribuite ad una scarsa capacità intellettiva e d’altra parte questa considerazione viene fatta propria dallo stesso che si sente deriso, accentuando così suoi problemi di interrelazione.

E’ importante per l’audioleso, prima di diventare utilizzatore di un apparecchio acustico, riuscire a superare tutte le barriere che si interpongono tra di esso e la soluzione del suo problema. Ma per far ciò, il primo passo da compiere è rappresentato dall’accettazione del problema e da una corretta definizione.

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Dott. Lucia Bigiarini

Foto dell'autore
Sono Tecnico Audioprotesista, ho conseguito la laurea presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Siena. In Italia ho lavorato in una delle aziende audioprotesiche più attive a livello mondiale nella commercializzazione di soluzioni uditive. Attualmente lavoro come Audioprotesista per un'azienda austriaca.

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